SANREMO GIOVANI E FESTIVAL DI SANREMO. TUTTI I NOMI DEL 2021

Parte intanto la clip di presentazione di un altro giovane. Il titolo del suo brano è “Polvere da sparo”. Canta Gaudiano. Una bellissima voce, come timbro e come modulazione. Anche la sua potenza e la cifra espressiva della canzone dal sapore gipsy, di cui lui è co-autore, non è affatto male. Energia fresca e pulita. Il sapore del suono è internazionale e contaminato. A noi ha convinto tutta la performance e speriamo che ce la faccia anche lui.

Barbarossa rinnova i complimenti: “C’è verità e dolore per un padre che non c’è più. Hai trovato un modo originale, vero, poetico, un livello artistico alto, per esprimere il tuo dolore, per trasformarlo. Non ti sei abbandonato al semplice dolore. Bravo. Se la musica deve esprimere verità come fanno anche i generi tipo il blues, allora è 10”

La Venezi precisa: “Il testo ha immagini ricchissime, poetiche cose molto forti. E’ molto compresso, forse vuoi dire tanto in troppo poco tempo. L’indirizzo musicale non è ben definito, anche se è arrivata molta emozione: è 9.” Pelù esordisce subito col 10 perché “non c’è retorica”. Con travaglio interiore, metafore, proprietà di linguaggio, scelte di parole, sei un grandissimo cantautore nonché cantante. Il totale è 29, per Gaudiano.

Appare sua maestà Fiorello ed è subito festa. Fiorello provoca e Amadeus ride. Ormai è assodato che la coppia si diverta a più non posso. Complice l’amicizia che li lega da decenni, e la stessa vena artistica di fondo. Che bella cosa! In questo modo ci divertiamo da matti anche noi. Tra le freddure di Fiorello: “Perché lasciare spazio tra una serata e l’altra?”. Con una domanda ha detto tutto, ce ne fosse stato bisogno, sulla lunghezza della kermesse canora più seguita dell’anno. Ci lascia dallo schermo a cui è collegato, senza dirci se al prossimo Festival ci sarà o no. Il mistero si infittisce.

Amadeus, instancabile in realtà chiama il quinto giovane in gara. Parte un video dell’artista che parla di bullismo. Un tema da raccontare. Si tratta di un duo. Per raccontare il bullismo hanno scritto la canzone “Lo Stesso Cielo”, tra classico pop, sintetizzatori e rap. Si chiamano i Desideri.

Devono ancora entrare 5 big. Parte la pubblicità. La giuria non è troppo contenta e si prepara ad una bocciatura.

Venezi chiede di più, al duo: “Mi avevano detto che avevano preparato le armonizzazioni. Io però non le ho sentite, vi passate la palla ma non vi sovrapponete. Potreste farlo, visto che siete in due! Il brano è deboluccio.” E parte un 7.

Pelù è indeciso su come dire le cose che non gli piacciono: “Il canto all’unisono non convince nemmeno come tempi. Il testo è retorico, comunque orecchiabile. Il televoto vi ha premiati ma a me piacerebbe sentire qualcosa di nuovo, non un genere abusato. Bisogna osare.” Arriva il turno di Barbarossa e lui deve essere più veloce. Siamo dentro a una diretta e sforare significa far arrabbiare Bruno Vespa, che aspetta di fare un’altra puntata di Porta a Porta. “Avete padronanza, la canzone nel ritornello si ricorda e questo è positivo. Il nobile intento di parlare del ciberbullismo va bene, ma il compito è alto: quello di trasformare la narrazione. Altrimenti diventa un articolo di giornale.” Niente. Lo sviluppo del tema non è piaciuto. Peccato, saperlo solo adesso.

Siamo a Mamma Rai, dove c’è tanta musica. Amadeus rilancia Antonella Clerici con la finalissima di domani sera su Rai1: vedremo anche The Voice Senior, altro bel successo, forse inaspettato (leggi nostro articolo).

Una bella presenza, quella di un altro big, Ermal Meta. Questa volta senza Fabrizio Moro. Eccolo scendere dal palco mentre va la canzone “Non mi avete fatto niente”. La canzone venne prima esclusa per presunto plagio e poi riammessa in gara, vincendo il Festival. “Un milione di cose da dirti”, lo ascolteremo il 2 marzo 2021.

Decimo campione, vera rivelazione dello scorso anno con 25 milioni di visualizzazioni. E’ un rapper ed è pure il suo compleanno. Fasma è del Sagittario e quindi dice la verità: “il virus ci ha costretto a casa”. Lui manifesta soddisfazione per la capacità di entrare nelle case al di là della tv. Non si è accorto di essere in tivvù, ma non importa. La sua canzone è “Parlami”.

Undicesimo campione è una delle voci più belle della canzone italiana, ha vinto due volte il Festival, una volta nei giovani e un’altra nei big: è Arisa. Mentre annuncia il titolo, “Potevi fare di più”, a Amadeus gli viene un coccolone. Poi lei lo rincuora, dicendo che non si stava riferendo a lui.

Una grandissima sorpresa a questo punto della serata, giunge inaspettata: quando entra in scena una persona, presentata tutta d’un fiato come “Poliedrico scrittore filosofo performer cantautore artista di strada giocoliere delle parole”. Ma davvero: che sorpresa! Si tratta di Gio Evan. Chi lo avrebbe mai detto? Un talento unico, che dopo tanto social si merita un posto in tivvù, dove canterà “Arnica”.

E qui cominciamo a chiederci: contano le visualizzazioni per farsi corteggiare dalla tivvù? O conta la tivvù per diventare famosi? Viviamo in un’epoca di adattamenti. E questo pare il cubo di Rubrik. Un bel rompicapo. Un tempo, per partecipare a una gara di canzoni, bastava la voce. Poi la televisione si è accorta dell’impatto che ha l’immagine e non ci ha più rinunciato, affinando la tecnica dei primi piani alla ricerca di emozioni. Con un pò di psicologia, siamo arrivati al nuovo millennio, dove non basta la costruzione del personaggio egocentrico e narciso, l’uno su mille che ce la fa. Oggi conta la capacità di marketing della comunicazione e la capacità di aggregare sui social. Il personaggio che ha queste doti raggiunge la sua interezza e reputazione in poco tempo.

Il tredicesimo campione è una band. Di nuovo si citano i 200milioni di visualizzazioni in rete, per i Maneskine. Convinceranno anche il pubblico televisivo con il loro “Zitti e Buoni”?.

Ci vuole una canzone, adesso. Il sesto artista in gara con la clip “Goal!” si chiama Simone Avincola, in arte Avincola e fa il cantautore soft, a tratti retrò.

Così viene giudicato da Pelù: “Tu mi fai inc…re. Io ti vorrei stroncare ma non ce la faccio. Hai un mondo tutto tuo che stai raccontando e ci credi di brutto. Sei bravo, sai scrivere canzoni da cantautorato anni ’70. Sei sicuro che quella sia la tua voce? Una volta si usavano delle tecniche per far uscire quella voce”. Gli esce un 8, perché appunto, non ce la fa, a stroncarlo.

Venezi è più convinta, ma non troppo: “Ripeto le stesse cose. Il pezzo ha un buon tiro radiofonico. Mi sembra in una certa misura di aver già sentito certe cose. Tu sei nel tuo mondo e il pezzo funziona. Confermo l’8″. E così è anche per Barbarossa, che incalza: “Prenderci a calci con le parole è un’apertura felicissima. La tua timbrica mi piace quando va verso Ivan Graziani. Meno, quando va altrove. Quelle faccette che ho visto davanti alle telecamere non mi piacciono. Sono errori che si facevano negli anni ’80. Avincola, non si fa!” E lui gli risponde: “Ma io negli anni ’80 non c’ero!” Finisce tutto con una gran risata.

“Occhi Niagara” è il brano che canta Federica Ferracuti in arte HU. Si presenta rasata (ma va di moda?) e un pò dark, come si sarebbe detto negli anni ’90. Sono curiosa di sapere quello che dirà la giuria, perché mi sembra che abbia stonato, su una canzone che è ben ritmata ma è tutto tranne che solare. Le frasi sono sempre dark: mentre canta “Faccio schifo sul divano” vorrebbe evocare lenti silenzi mistici orientali, ma ricorda solo la vocalità di Malika Ayane, anche se il confronto non vale. La vera Malika arriva più tardi, a confermare che canterà al prossimo Festival. Lei non ha il problema di dover convincere, perché la sua vena artistica è capita da tutti.

Beatrice Venezi le dice una cosa interessante: “Eri emozionata. Sul palco dell’Ariston speriamo che gestirai meglio le emozioni. Sei a tuo agio quando usi la tastiera. Ti puoi attestare come nuovo standard dell’elettropop, ti dò 10!”

Pelù: “Io ho sentito tutti i ragazzi, le loro interviste. Ho scoperto cose interessanti. HU è piena di sfaccettature, ha cultura a 360 gradi, è energia nuova per la musica italiana, mi ricorda Achille Lauro al femminile come artisticità, è tra quelle che mi ha più colpito. Ti darei di più.” E vota 10

A Barbarossa piace la costruzione melodica delle strofe e dell’inciso: “Sei immersa nel tuo tempo perché questo è il suono che ti appartiene, di questa epoca. Mi piace quello che dici, come lo dici, la divisione metrica. Sei molto coraggiosa. C’è un modo di cantare così, volutamente impreciso. Stai molto attenta sul palco dell’Ariston, perché io ti ci mando: 10”. Lei però, sapremo dopo, non riuscirà a convincere le altre giurie.

MERLOT

M.E.R.L.O.T. canta “Sette Volte”, le volte che si è innamorato delle donne sbagliate (e il voto che sta per prendere). Spiritoso, allegrotto, ragazzino di 22 anni che fa tenerezza ed entra nel cuore delle mamme. Se non fosse che tocca le figlie d’Italia, per il testo un pò stonato, in controffensiva.

Luca Barbarossa gli chiede l’età e saputo che ha 22 anni dice: “Tu sei fresco, giovane e se continui così trovi la tua cifra sulla tua strada. La canzone è carina, che è una buona cosa ma è anche il suo limite: 7.”

Venezi: “La canzone è carina e può funzionare anche in radio, è orecchiabile, rimane in testa. Io ti trovo acerbo. Non so se ti facciamo un gran servizio se ti mandiamo all’Ariston davanti al grande pubblico. Un artista che cade lì è difficile che si rialzi. Forse è meglio aspettare che affrontare subito un palco del genere. 7″

Pelù: “Ti presenti ben sul palco, canti bene. Sei solo all’inizio di un lungo cammino. Però mi manca un testo. La canzone è farcita da luoghi comuni. Poi io ho tre figlie femmine e non mi piace che tu dia delle stronze alle ragazze. Lo avevo già detto l’altra volta. Il voto è 7.”

Quasi una profezia, il sette dato all’unanimità, visto che è il numero del suo titolo. Se lo ricorderà. E magari nella prossima canzone ci metterà un bel 10.

Il 14° campione è donna di grande eleganza, ha anche vinto, tra i suoi precedenti Sanremo, il premio della critica: Malika Ayane. Sale sul palco a chiarire alla redazione una volta per tutte il titolo della sua canzone. Che non è “Mi piaci com’è”, “Non mi piaci”, e nemmeno “non ci piaci”, ma è proprio “Ti piaci così”. Va bene, il casinoè stato fatto. Rimandiamo a marzo. Quando forse diventerà un bel Mi Piace sui social.

Vediamo Aiello, dalla Calabria per la prima volta a Sanremo. Un artista la cui crescita nell’ultimo anno, come dice Amadeus, “è stata esponenziale”. “Ora” la canterà a marzo a Sanremo .

Altro veterano con 5 partecipazione, Max Gazzé ci spiega come scandire Trifluoperazina Postery band, l’accompagnamento alla sua stravaganza e originalità a Sanremo, con il brano “Il Farmacista”. E già si delinea lo scenario, con i retroscena che conosce ma non rivela, il suo collega Barbarossa. Sarà un altro piacere, vederlo esibirsi.

Ghemon, ovvero l’hip hop in un’altra dimensione, con più eleganza nel modo di stare sul palco. “Giusto il tempo di annunicare il titolo del suo brano, che emozionatissimo esce di scena. Altro che musica e il resto scompare, verrebbe da scherzare. Sarà un “Momento Perfetto”.

La Rappresentante di Lista è un duo che canterà “Amare” al Festival.

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