Bajardo. Rievocata Ra Barca, l’antica festa ”femminista”

Il Sindaco Francesco Laura: “Tradizione e collante tra generazioni”

BAJARDO (IM). Suggestioni forti, che nei secoli non hanno perso di partecipazione e vigore evocativo, anche quest’anno hanno vibrato nell’agorà di Bajardo, piccolissimo borgo arroccato a circa 1000 metri nell’entroterra dell’imperiese, nel quale per una settimana ha svettato verso il cielo l’albero della tradizionale Ra Barca. La particolare festa paesana, celebrata nel giorno di Pentecoste, che rievoca un’antica storia d’amore del 1241 (al tempo della Prima Crociata), quella di Angelina e il giovane amato pisano. Un sentimento per cui la donna venne punita con la morte per mano del padre Conte Rubino. I pisani erano infatti arrivati qui per raccogliere legname di noce e proprio in questo territorio scoccò l’amore per le figlie del Conte “evidente scontro di mentalità diverse” sottolinea sapientemente il bajocco Mauro Laura già appassionato studioso della storia locale e cicerone in molti eventi culturali. “Stiamo difatti parlando di un’autentica festa femminista e di una forma di rivoluzione popolare quasi rinascimentale poiché la figlia di un nobile aveva osato ribellarsi alle decisioni dell’epoca che, per ragioni politiche, volevano matrimoni combinati e solotra aristocratici”. Sono stati lunghi ed elaborati i preparativi per l’evento, iniziando proprio dal pino ad aghi corti e dal lignaggio di ottima qualità e senza nodi, destinato a rappresentare l’albero maestro della nave d’allora. Tronco che viene prescelto in base a determinate caratteristiche e ben tagliato, come vuole il mito ligure, in luna favorevole. Accuratissimo anche il fissaggio di una fronda verde alla sua sommità in ricordo della testa decapitata della sfortunata Angelina raccontata dalla leggenda medievale giunta sino a noi dal Castel Bajardo. “L’albero – prosegue ferrato Mauro ha un chiaro legame con la civiltà celtica e al relativo culto della virilità maschile e comunque a tutto ciò che è legato alla natura, anche perché è una festa “del maggio” e dell’arrivo dell’estate con i suoi frutti. Una leggenda a cui la chiesa ha poggiato il cappello poiché la festa, originariamente, nulla a che fare aveva con la Pentecoste: come successo anche per altre ricorrenze precedenti alla religione cattolica, anche questa fu così inglobata nella liturgia”. Una festa a “carattere religioso” e per questo nel fine ‘700 cancellata da Napoleone Bonaparte fino al ripristino nel 1830. Arrivati al grande giorno del festeggiamento il paese si anima con gran parate, rievocazioni storiche in costume e tanta gente per assistere ad un totale coinvolgimento capace di riavvolgere indietro il nastro del tempo: l’albero viene portato in piazza e legato fortemente con robuste corde. Subito dopo dai terrazzi intorno le possenti braccia dei paesani (i bajocchi) e dei turisti (i furesti) senza risparmi d’energia iniziano a tirare le grandi funi mentre giù con fatica e metodo chi a dar di mazza per far affondare nello scavo predisposto – dal 2017 una botola permanente – il possente tronco. Ra Barca viene così issata verso l’azzurro tra scrocianti applausi degli astanti. Intorno ad esso inizia poi un girotondo intonando l’antica ballata composta da tre canzoni (La Barca, Le tre figlie del Conte, Cetrun belo cetrun); rimandata probabilmente ad antiche tradizioni del XI° e XII° secolo racconta quell’amore così contrastato da diventare immortale. Una cantilena il cui testo è assai particolare tanto da essere nel tempo d’interesse per moltissimi studiosi e dialettologici. Ra Barca rimane l’ombelico del paese per una settimana intera fino alla domenica successiva (originariamente era dal giovedì al giovedì seguente) nella quale, nell’allegria della Fanfara degli Alpini, il fusto viene abbattuto per poi, usando la storica pratica del cerino, essere battuto all’asta dal Gran Cerimoniere. Una chicca: la tradizione qui è rigidissima e non ammette proroghe poiché l’albero deve cadere dopo una settimana esatta. Tanti anni fa caso eclatante fu l’aspro scontro di opinioni di due gruppi paesani tanto che l’albero lo tirarono giù in piena notte e in fretta e furia per evitare di violare la norma. Per non parlare del susino al posto del pino sollevato nei primi anni del ‘900 da un gruppo di agitati bajocchi in sfregio agli avversari. “Ra Barca – sorride soddisfatto il Sindaco di Bajardo, Francesco Laurarappresenta la festa di tutto il Paese essendo tra l’altro realizzata all’inizio della bella stagione. Ci rincuora anche la forte collaborazione che stiamo riscontrando dai furesti pronti a darci sempre una mano in tutte le varie fasi della preparazione di questa manifestazione che reputo prezioso collante tra i nostri vecchi e le nuove generazioni a cui speriamo di passare il testimone delle nostre tradizioni colturali affinché non vadano perdute. Non è un caso che il ricavato dell’asta venga utilizzato per una cena nella quale ritrovarci in amicizia dopo tanta fatica”.  La Festa inutile dire è davvero coinvolgente.  C’è chi mangia, chi beve, chi scatta foto, chi si cimenta in un battimani cadenzato d’accompagnamento oppure, come i bambini, stupefatto rimane a bocca aperta a godere di quello spicchio di racconto incantato. Perché Ra Barca appartiene un pò a tutti. Perché non è solo folclore ma al contrario è autentico humus storico del nostro territorio e ancor di più un genuino spaccato della civiltà del Mediterraneo in cui la Liguria, checché se ne possa dire guardando la cartina, è una regione con cultura di Terra e non di Mare. A dimostrazione anche le antichissime ricette culinarie che raccontano di “pesto” e “ravioli” passando per la “cima”. E Bajardo di passato e particolari vibrazioni è documentato sito anche druido. Ma questa è un’altra storia.  

Silva Bos

5 pensieri riguardo “Bajardo. Rievocata Ra Barca, l’antica festa ”femminista”

  • Vi leggo spesso anche se non commento mai niente. Potete fornirmi notizie maggiori su eventi e luoghi da visitare nei dintorni? Grazie

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  • Bellissimi posti. Aria pulita. Lo consiglio

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  • Io ero stata a una festa pagana, anni fa. Chissà se è la stessa… Comunque, bei ricordi.

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  • Spero si faccia anche il prossimo anno senza Covid

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  • A Bajardo ho assistito a una festa pagana. Non ricordo se fosse una festa “femminista”. Forse ci sono due eventi diversi?

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