Interrompiamo il nostro silenzio per metterci a disposizione delle autorità e affrontare insieme ai cittadini l’emergenza Coronavirus. Con una lenta profonda riflessione: cambiare direzione.

di Tiziana Pavone

Sanremo. La nostra redazione ha subito uno stop legato all’emergenza sanitaria mondiale, che ha messo in discussione la vita di tutti noi su questo pianeta. Tutto il resto è caduto in secondo piano. Persino il lavoro! Di fronte alla perdita di vite umane, a una tragedia così grande e inaspettata, noi non ce la siamo sentita di continuare come se niente fosse. Ci siamo sentiti inutili. Impotenti. Ma questi giorni di silenzio ci hanno fatto riflettere e cambiare umore. Ci siamo infatti domandati come poter essere utili con i nostri mezzi, il nostro tempo, le informazioni che ci arrivano. Abbiamo capito che la cosa migliore non è stare in silenzio, ma informare, con la mentalità di un cittadino attivo. L’informazione che vogliamo dare è quella essenziale, pratica. Quella che ci arriva dalle autorità; dalle fonti ufficiali. Dallo Stato, dalle Regioni, dai Comuni. Privilegiamo una informazione asciutta, essenziale. Una informazione che faccia capire come il nostro Ponente affronti l’emergenza, con quali forze e quali servizi. Siamo certi che torneremo a parlare del nostro fantastico turismo, degli scenari politici, economici, dello spettacolo. E lo faremo con occhi nuovi, con rinnovata consapevolezza. Ma adesso, che è tempo di seguire all’unisono le direttive, dobbiamo imparare da un immaginario manuale di sopravvivenza, come vivere questi giorni bui. Intanto, non siamo mai stati uguali come in questo momento. Si può rinunciare al rumore, al caos degli automatismi, alle distrazioni. Ci serve riprendere il contatto più intimo con noi stessi. Ci serve ascoltare la Coscienza. Forse è questa, la cosa più difficile da fare. Cominciare a capire che questi non sono giorni bui, se siamo capaci di recuperare noi stessi. Cominciare a cambiare atteggiamento mentale, si deve. Lasciamo fuori dalla porta la nostra identità sulla carta. Noi ci sentiamo di essere il mestiere che facciamo. Esistiamo per gli altri solo nella misura in cui serviamo a qualcosa. Per esempio ad aumentare la produttività. O le ricchezze. Chi legge articoli e si guarda intorno in questi giorni, scopre che l’acqua, l’aria, la strada, i fiumi son più puliti. Noi invece siamo rimasti inquinati. Più di quello che immaginiamo. Noi siamo il più grande spettacolo senza circo. Non abbiamo un posto dove andare. Non c’è più la strada. Quella strada che cantava Giorgio Gaber. Abbiamo uno specchio e stiamo soffocando.

Che fare? Se vogliamo, abbiamo armi per capire che il destino ci ha fermati affinché quella strada, che ogni giorno facevamo di corsa, diventasse più lenta. Nella lentezza c’è profondità, comprensione, autostima, memoria, resistenza. Nella lentezza c’è l’incontro. Nel riprenderci i ritmi naturali, potremmo scoprire altre cose. Magari ne parleremo, in questi giorni. Vogliamo essere di compagnia e ci prenderemo del tempo, per questo. La lentezza genera felicità e simbiosi con il ritmo della natura. No more stress.

Abbiamo bisogno di incontrarci umanamente, dopo esserci persi per colpa di una stupida svolta del destino. Noi, concepiti dalla natura siamo diventati innaturali. Non c’è da ridere o da essere scettici. Non c’è da scappare sugli sci, o a sud. Questa è l’unica occasione. L’ultima fermata. Bisogna stare attenti. Bisogna stare fermi. Bisogna stare qui. L’acqua limpida lava l’anima. Abbiamo da far rotolare tutto, tra di noi. Superare il confine degli egoismi, “io, io, io….e gli altri”. Per diventare Noi. Siamo a Sanremo. Non c’era un trio che cantava un motivo di nome “Gli altri siamo noi”? Anche le canzoni, sono da rileggere. Si. Proprio quelle del Festival di Sanremo. E se doveste scoprire che qualcuno crede ancora negli esseri umani, non lo deridete. Cantate con lui.

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